Appello ai sindacati nazionali
All'attenzione di
Giulia Guida (Slc CGIL)
Paolo Gallo (Fistel CISL)
Roberto Retrosi (Uilcom UIL)
I firmatari di questa sottoscrizione sono lavoratori del Gruppo editoriale Gedi, contribuenti attivi (poligrafici) e differiti (attualmente grafici, ex poligrafici) del Fondo di previdenza integrativa Fiorenzo Casella. Vi scriviamo perché preoccupati per quanto sta emergendo riguardo alle sorti dei nostri accantonamenti maturati dopo anni di versamenti obbligatori.
L’Accordo di liquidazione del Fondo Casella, sottoscritto dalla Fieg e dai sindacati il 2 dicembre 2024, non è migliorativo come si vuole lasciare intendere, ma soltanto lesivo perché riduce - in modo persino considerevole - i montanti delle quote a capitalizzazione maturati in ciascuna posizione individuale dei lavoratori.
Noi contribuenti non abbiamo mai avuto modo, per esclusione statutaria, di partecipare attivamente all’amministrazione del Fondo o di vigilarne le decisioni. E siamo sempre stati vincolati, per decreto del Presidente della Repubblica nel 1962, a versare obbligatoriamente. Pertanto, le nostre quote individuali di previdenza integrativa e migliorativa della pensione statale, maturate nel Fondo Casella nell’arco delle nostre vite professionali, sono inviolabili. E devono essere completamente reintegrate.
All’obbligo della contribuzione deve corrispondere il diritto alla prestazione completa. Perché se il primo è stato sancito con disposizione erga omnes del Presidente della Repubblica, il secondo andrà a vincolarsi alle tutele costituzionali. Nessuno - ancor peggio chi è stato esautorato dalle funzioni amministrative per subentro di gestione commissariale - può deviare dai vincoli di legge.
Ancora, evidenziamo che qualsiasi ente previdenziale italiano - casse di risparmio, fondi integrativi o complementari - gestisce i contributi versati per consentire di accrescere gli accantonamenti con utili da investimenti. Il Fondo Casella, invece, non ha mai prodotto interessi e ci ha risarcito con un 1% annuo lordo la mancanza di gestione finanziaria. Successivamente, il “contributo politico” è stato ridotto a uno 0,4% annuo lordo. Perché - vi chiediamo - il Commissario straordinario, Eugenio Ruggiero, ha determinato per l’esercizio finanziario 2022 un tasso convenzionale di remunerazione negativo addirittura del 9,24% per la “difficile situazione dei mercati finanziari”? Se i montanti accumulati non hanno mai prodotto profitti finanziari perché abbiamo dovuto subire quest’ingiusta e illegittima imposizione? Perché non siamo stati avvertiti? Che vengano allora calcolati e aggiunti alle nostre posizioni contributive gli utili di tutti gli anni nei quali i mercati hanno chiuso in profitto!
La soluzione alle difficoltà create al Fondo Fiorenzo Casella non può essere l’autoliquidazione prospettata dall'Accordo tra Fieg, Asig e sindacati del 2 dicembre 2024, peraltro mai ufficialmente sottoposto alla volontà dei lavoratori, procedura illegittima e non prevista dal nostro ordinamento. Procedura che prevede solo un pesante ridimensionamento degli accantonamenti dei lavoratori attivi e differiti e la cancellazione degli attuali diritti alle prestazioni pensionistiche integrative. Non può rimetterci chi del disavanzo finanziario non ha mai avuto alcuna responsabilità.
I sindacati ora si impegnino con forza per coinvolgere un intervento dello Stato che sia risolutivo e, soprattutto, dignitoso per i lavoratori e le lavoratrici del Gruppo Editoriale Gedi. Perché all’incertezza sul futuro derivante dalla vendita del nostro importante gruppo editoriale non è giusto aggiungere anche il depauperamento e l’indeterminatezza del nostro futuro previdenziale.
Ringraziando anticipatamente per l’attenzione e fiduciosi della Vostra attenzione alle nostre istanze, porgiamo i nostri cordiali saluti.
I sottoscrittori, lavoratori del Gruppo GEDI S.p.A.
(seguono firme)